Forbes.it La community al femminile che vuole promuovere l’inserimento nel mondo del lavoro. Grazie agli algoritmi

Forbes.it La community al femminile che vuole promuovere l’inserimento nel mondo del lavoro. Grazie agli algoritmi

La community al femminile che vuole promuovere l’inserimento nel mondo del lavoro. Grazie agli algoritmi

Laura Basili e Ilaria Cecchini
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Women at business è uno strumento concreto che offre progetti professionali per aumentare l’occupazione femminile, in linea con l’obiettivo numero 5 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Si tratta, nel dettaglio, di una piattaforma lanciata lo scorso settembre da un’idea delle due imprenditrici Laura Basili e Ilaria Cecchini che comprende un doppio database in cui confluiscono da un lato le competenze femminili, dall’altro i progetti aziendali che le ricercano. La tecnologia è un elemento chiave del progetto. Grazie a un algoritmo di matching sofisticato, WAB combina infatti i bisogni delle donne con quelli delle aziende garantendo una perfetta combinazione tra progetto e professionalità in maniera snella ed efficace.

 
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Women At Business infatti è la prima community di donne e aziende che utilizza l’innovazione di un algoritmo proprietario di matching il quale, in modo efficace, propone la combinazione migliore tra due database: uno di competenze femminili e l’altro di progetti aziendali alla ricerca di tali competenze. Dal suo lancio, nel pieno del più stringente lockdown, la piattaforma conta a oggi oltre 4500 iscritte.

Laura Basili e Ilaria Cecchini

Alla fine del 2020, WAB ha lanciato il manifesto TO-GET-HER: partire dal lavoro femminile per costruire un nuovo modello di working-welfare. L’obiettivo è quello di agire insieme alle donne verso un cambiamento di paradigma orientato alla sostenibilità sociale. Un manifesto che lancia un messaggio sociale forte, quello della parità di genere, che si fa promotore di una nuova metodologia, più inclusiva e rispettosa delle singole skills delle donne all’interno del sistema lavoro. La parola “together” sta quindi per flessibilità, innovazione, privacy e big data: nel database ad avere la priorità sono infatti le donne che possono visualizzare sulla loro pagina personale gli abbinamenti con i progetti aziendali selezionati. E saranno sempre loro a decidere di promuovere oppure bocciare il match. In caso positivo, i dati della candidata passeranno all’azienda. In caso negativo invece, l’azienda non vedrà mai tale profilo. Essendo l’algoritmo a guidare l’intero processo di selezione, la privacy totale di entrambi i protagonisti è garantita.

 
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Salire a bordo di questo progetto è molto semplice: per le donne basta una semplice iscrizione via web gratuita, dopo la quale si potranno scoprire progetti professionali in linea con le proprie capacità ed esigenze. C’è poi una vetrina speciale, ProClub, in cui poter promuovere il proprio prodotto o la propria professionalità ai membri della community.

Laurea in comunicazione d’impresa e un master in general management, è dopo anni d’azienda che Ilaria Cecchini scopre la sua vena imprenditoriale. Laura Basili è invece laureata in filosofia e ha un master in arte contemporanea. Dopo 15 anni a Londra, una volta tornata a Milano ha deciso di avviare con Ilaria questo nuovo progetto.

Come si sono incontrati i vostri percorsi professionali?
Entrambe proveniamo da un percorso professionale legato alla comunicazione e al marketing, e già nel 1998 quando entrambe lavoravamo in Omnitel (oggi Vodafone Italia) le nostre esperienze si sono incrociate, per riunirsi proprio intorno all’allora startup di Fastweb nel 1999 condividendo lo spirito pionieristico tipico di quelle realtà innovative e tecnologiche alle quali abbiamo dato il nostro contributo sino al 2005. Un’ esperienza condivisa che, oltre a consolidare un’amicizia, segna anche il nostro desiderio di sfida professionale, verso nuove vie di approccio ai problemi e alle opportunità. Nel 2019 ci siamo ritrovate con la stessa necessità di intraprendere qualcosa di veramente nuovo. Così è nato il progetto Women At Business.
 
Quali sono i risultati di cui andate più fiere finora?
Sicuramente la risposta di elevato interesse nei confronti del progetto. Un riscontro rintracciato sia nei media, sia nel feedback positivo di aziende e istituzioni con cui siamo entrate in contatto per proporre il nostro servizio. Per non parlare poi della risposta positiva del nostro primario pubblico di riferimento: le donne e il loro lavoro. È qui che ci siamo rese conto di aver colto l’esigenza profonda delle donne e di quanto la loro carriera professionale avesse riscontro e pesasse anche sul miglioramento di parametri legati al sociale. E ci colpisce ogni giorno anche la manifestazione spontanea di gratitudine per ciò che hanno raccolto attraverso WAB, anche solo in termini di prospettive per un migliore e più aderente alle loro aspettative, progetto professionale. Ci rende piene di orgoglio il fatto di aver generato già mille match e ci conferma sulla bontà dei dati e delle competenze all’interno del nostro data base di oltre 4500 donne.
 
Quanto e come dovrebbe cambiare il sistema occupazionale in Italia?
Dal nostro osservatorio di raccolta dati sensibili al riguardo, riteniamo che l’accento e il cambiamento debbano avvenire in un’ottica di maggiore progettualità da parte delle singole aziende. Dovrebbe cambiare inoltre la lettura del concetto di flessibilità che non deve essere letto a senso unico ma con il pieno vantaggio delle due forze in campo: l’azienda e lavoro femminile. Un sistema più meritocratico basato sulle competenze e sugli obiettivi, affiancato da progetti stimolanti all’interno delle strategie e dei comportamenti virtuosi aziendali, permetterebbe a molte donne di trovare la propria opportunità e alle aziende di raggiungere livelli di produttività ed efficienza migliori. Inoltre, la flessibilità vissuta in chiave sociale potrebbe diventare una leva importante di svolta per il sistema lavoro italiano, molto rigido e oneroso anche per le aziende.
 
Quanto è importante fare sistema?
È fondamentale. Il nostro manifesto di sostenibilità sociale delle competenze femminili significa proprio questo. Solo insieme alle aziende lungimiranti, le istituzioni, le associazioni e le donne possiamo cambiare il paradigma e proporre alle donne carriere che non sono pensate solo sulle caratteristiche maschili, a partire dalla disponibilità di tempo. Solo così si possono generare economie circolari virtuose.
 
Che ruolo giocano in questo senso i social media?
Parlare indistintamente di social è sbagliato. Ci sono canali che giocano ruoli più importanti di altri, sebbene escludano comunque gran parte della popolazione, non solo chi non ha competenze digitali, ma anche tutti coloro che vogliono mantenere la propria privacy. La nostra piattaforma digitale e innovativa, in qualche modo anche definibile “social” avendo l’obiettivo di creare una rete trasversale a supporto delle competenze femminili, pone estrema attenzione al tema della privacy. Infatti, nessuno può fare browsing tra le iscritte e le aziende vedono solamente le donne che, a fronte dell’avvenuto match dell’algoritmo, hanno dato il like a procedere. In quest’ottica “women driven” anche chi sta già lavorando ha la possibilità di trovare un progetto o un’azienda che valorizzino meglio le sue competenze.
 
La leadership femminile secondo voi è sottovalutata?
È un tema molto attuale e dibattuto. Secondo noi però è anche di difficile interpretazione. A manca probabilmente sono sia le opportunità concrete per le donne di diventare leader, sia la consapevolezza delle proprie capacità da parte delle donne. Infatti per secolari retaggi culturali – anche legati al loro irriducibile ruolo naturale di “cura” familiare – non si sentono all’altezza di poter ricoprire qualsiasi ruolo lavorativo, anche quelli apicali che, soprattutto in Italia, sono purtroppo ancora considerati a prevalenza maschile.
 
Vi siete poste degli obiettivi da raggiungere quest’anno? Quali in particolare?
L’obiettivo è ciò che ci guida, soprattutto se ambizioso. In particolare, raddoppiare il numero di clienti e di donne che popolano la nostra community. Con un’attenzione elevata alla qualità dei dati e delle competenze richieste e a disposizione. E ancora: diventare un punto conosciuto di riferimento per donne e aziende che aspirino a un futuro all’insegna dello sviluppo sostenibile e dell’inclusione, per arrivare con un contributo concreto a un nuovo welfare che metta al centro della scena le competenze delle donne.

 

 

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