L'idea di Ilaria e Laura: un'app dedicata alle donne che cercano lavoro

L'idea di Ilaria e Laura: un'app dedicata alle donne che cercano lavoro


AL FEMMINILE
 

L'idea di Ilaria e Laura: un’app dedicata alle donne che cercano lavoro

Le imprenditrici Ilaria Cecchini e Laura Basili, rispettivamente 45 e 50 anni, con esperienze passate in Italia e all’estero, hanno trovato un modo per incrociare domanda e offerta: «Stiamo creando un grande database di profili»

 
 
"L'idea
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Pandemia, lockdown. A casa, la compresenza di entrambi i genitori in smart working. «Persino in quei mesi più dei i due terzi del carico di lavoro relativo alla casa, ai figli e agli anziani di famiglia è ricaduto comunque sulle donne invece di essere spartito al 50 per cento», stima una ricerca condotta da Paola Profeta, docente della Bocconi ed esperta sulla parità di genere. «Neanche in regime di compresenza domestica la ripartizione dei compiti tra uomini e donne si è modificata in senso più equo, sono ancora presenti forti disparità», conferma Tiziana Vettor, docente di diritto del Lavoro in Bicocca. E la sociologa Carmen Leccardi: «Molto difficilmente le madri con più di un figlio riescono a conciliare forme di lavoro produttivo e forme di lavoro “riproduttivo”. Nella maggior parte dei casi accantonano le ambizioni sul primo».

Senza polemica, con spirito costruttivo, dati alla mano, due ex manager d’azienda con laurea, master (e figli e anziani sulle spalle) si sono messe d’impegno e tre settimane fa hanno lanciato una start up rosa che in tempo record ha raccolto più di 500 adesioni. «WomenatBusiness permette alle donne di presentare le proprie competenze alle aziende che cercano persone a progetto. Stiamo creando un grande database di profili e le aziende iniziano ad arrivare, in particolare del mondo immobiliare, della comunicazione, della finanza e della bellezza», spiegano Ilaria Cecchini e Laura Basili, rispettivamente 45 e 50 anni, con esperienze passate in Italia e all’estero.

 

 

La piattaforma si basa su un algoritmo di «matching» analogo a quelli di portali di incontri, ma declinato in chiave lavorativa. L’aspirante lavoratrice propone il proprio know-how, le aziende manifestano interesse in Rete ma a quel punto le candidate possono ancora accettare l’interesse all’approccio di quello specifico progetto (e quindi essere contattate), o rifiutarlo. «Non si da per scontato che qualunque offerta vada a bene alle donne in cerca, in questo modo si da valore alla persona», riflette Ilaria.

La premessa è che il ‘buon lavoro’, secondo le due mamme, è quello flessibile, agile, remunerato equamente. Il lavoro che lascia più liberi di organizzare il tempo in funzione dei figli anche a costo di un contratto precario e dello spaesamento che deriva dal non avere un impiego strutturato con stipendio e desk fisso. «Proponiamo un nuovo paradigma di flessibilità. Del resto è l’unico modo per rimettersi in gioco. Il lockdown in questo senso ha insegnato molto, anche alle aziende».

La valorizzazione del talento femminile è un tema di interesse generale, «le aziende e gli uomini devono sentirsi coinvolti e naturalmente condurre questa battaglia assieme a noi. Solo così si può garantire il cambio culturale in senso meritocratico che porta ad eliminare il paradosso di donne competenti troppo spesso sottovalutate e sottopagate, che finiscono per rinunciare», dicono ancora. E poi: «Le competenze delle donne si arricchiscono anche attraverso esperienze di vita e adattabilità a nuove circostanze e quindi anche un gap di carriera può creare valore».

 

1 agosto 2020 | 20:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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